Il diritto alla riparazione in Italia è una vittoria vera, se «prezzo ragionevole» significa qualcosa
Dal 22 ottobre i produttori devono riparare gli smartphone venduti in Italia anche fuori garanzia. La legge promette bene, ma senza una definizione chiara di «ragionevole» decide tutto il prezzo dei ricambi.
Foto: Triskal / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)
A cosa serve un diritto legale a riparare il telefono se il preventivo ti spinge a comprarne uno nuovo? È la domanda che pesa sull'Italia questa settimana, ed è più importante di qualsiasi titolo sulla «riparazione obbligatoria».
Dal 22 ottobre 2026 è in vigore il Decreto legislativo 176/2026, che recepisce nell'ordinamento italiano la direttiva UE 2024/1799. Per undici gruppi di prodotti, smartphone compresi, il produttore deve riparare su richiesta del consumatore i difetti non coperti dalla garanzia legale del venditore. Le sanzioni per chi viola le regole vanno da 5.000 a 50.000 € per ogni infrazione e sono stabilite dall'autorità garante della concorrenza, l'AGCM.
La legge fissa il «no», non il «quanto»
La parte migliore del testo è che chiude le scappatoie più facili. Secondo Projet Celsius, un produttore può rifiutarsi solo se la riparazione è fisicamente o giuridicamente impossibile, e il costo dei ricambi non è un motivo sufficiente. I produttori, inoltre, non possono ostacolare le riparazioni con contratti, hardware o software senza una giustificazione legittima e oggettiva, e i centri indipendenti possono usare ricambi usati, compatibili o stampati in 3D. Per chi ha visto un telefono perfettamente funzionante messo da parte per un componente bloccato, è un cambiamento significativo.
C'è anche una dimensione temporale. La stessa fonte riferisce che la Commissione precisa che l'obbligo si applica ai prodotti acquistati prima del 31 luglio 2026 e, per uno smartphone, dura sette anni dall'immissione sul mercato dell'ultima unità. Per noi è una buona notizia per i telefoni più vecchi: un dispositivo datato può avere una seconda vita, non per forza il cassetto.
Ma ecco il punto critico. Il decreto italiano non indica importi né un numero di giorni per il «prezzo ragionevole» e il «tempo ragionevole». Il quadro europeo definisce il ragionevole in base all'effetto: il prezzo non deve scoraggiare il consumatore dal chiedere la riparazione. Un principio elegante e, francamente, scivoloso. Chi decide che la sostituzione di uno schermo a un certo prezzo è dissuasiva? A nostro avviso la risposta arriverà dalle decisioni dell'AGCM, non dal testo.
La trasparenza è l'arma silenziosa
Gli obblighi meno appariscenti potrebbero fare il lavoro più pesante. La Commissione europea spiega che i produttori devono pubblicare prezzi indicativi per le riparazioni tipiche su un sito liberamente accessibile e offrire ricambi a prezzi ragionevoli. È importante perché trasforma una promessa vaga in qualcosa che un giornalista, un'associazione di consumatori o un concorrente può catturare con uno screenshot e confrontare.
Pensiamo che sia qui che la legge si vincerà o si perderà. Se un'azienda indica la sostituzione della batteria a una cifra sensata, compete sulla riparazione. Se indica un importo vicino al prezzo di un telefono nuovo, ha servito prove su un piatto d'argento ad autorità e associazioni di consumatori. Aspettiamoci che le pagine dei prezzi diventino il campo di battaglia e che le prime segnalazioni riguardino i ricambi, non la manodopera.
C'è anche un incentivo per gli utenti: quando si sceglie la riparazione nell'ambito della garanzia legale, la garanzia è prorogata di 12 mesi. Utile, ma legato alla garanzia legale del venditore per i contratti dal 31 luglio 2026, e non un anno in più per ogni telefono.
Cosa fare e di cosa dubitare
Se il telefono si rompe, chiedi il preventivo per iscritto, confrontalo con i prezzi indicativi pubblicati dal produttore e ricorda che sei libero di rivolgerti a qualsiasi riparatore indipendente. Se il preventivo sembra studiato per spingerti verso un dispositivo nuovo, è esattamente ciò che la norma vuole intercettare e vale la pena presentare un reclamo.
Il nostro scetticismo riguarda due aspetti. Primo, la capacità di far rispettare le regole: le sanzioni valgono quanto la rapidità dell'autorità che le applica. Secondo, la piattaforma che dovrebbe aiutarti a trovare i riparatori. La piattaforma europea della riparazione deve ancora arrivare, quindi per ora trovare un laboratorio spetta a te.
Il verdetto: è un passo avanti reale, e il divieto di ostacolare la riparazione indipendente potrebbe valere più dell'obbligo di riparare. Ma una «riparazione obbligatoria» senza una credibile disciplina dei prezzi è un diritto sulla carta. La prova non è se i produttori dicono sì. È se la cifra sul preventivo fa dire sì anche a te.
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