L’allerta del BSI lo ricorda: anche gli iPhone dei VIP non sono immuni
Alcuni politici tedeschi hanno ricevuto un avviso ufficiale su possibile spyware sui loro iPhone. Se possono essere colpiti bersagli ben protetti, gli utenti comuni non dovrebbero ritenere gli iPhone intoccabili.
Foto: Ka Kit Pang / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)
La fama di sicurezza dell’iPhone è un fatto o un’abitudine mentale? La Germania ci ha appena dato un motivo per chiedercelo. L’agenzia federale per la cybersicurezza ha avvisato deputati del Bundestag e membri del governo di un possibile spyware sui loro iPhone, e la lettera arriva proprio a chi dovrebbe essere meglio protetto.
Cosa sappiamo e cosa no
Secondo il servizio dell’ARD ripreso da Freie Presse, il BSI ha avvisato parlamentari e membri del governo di un possibile attacco con spyware. A far scattare l’allarme è stata una notifica di minaccia di Apple. Il ministro del Digitale Karsten Wildberger lo ha confermato, parlando di «una segnalazione di Apple secondo cui alcuni dispositivi potrebbero essere stati compromessi con il cosiddetto spyware». Il BSI, ha detto, ha reagito «velocissimo» e ha scritto a tutti gli interessati.
Oltre a questo, la documentazione è scarsa. Wildberger ha definito «puramente speculativo» ciò che sta accadendo esattamente e ha detto che occorre attendere. Der Spiegel osserva che ha lasciato aperta la questione di chi possa esserci dietro gli attacchi. Dunque: nessun attaccante identificato, nessun numero confermato di infezioni, nessuna vulnerabilità indicata. Chi sostiene il contrario va a tentoni.
L’allerta è il sistema che funziona, ed è questo il punto
Se si legge la storia al contrario, sembra meno un fallimento e più un allarme che fa il suo lavoro. Apple ha segnalato un possibile problema e il BSI afferma di aver scritto in fretta a tutti gli interessati con istruzioni su cosa fare. È la versione buona di una brutta situazione.
Ma manda in frantumi anche un mito comodo. Lo spyware, come lo descrive l’articolo dell’ARD, raccoglie messaggi, foto, posizione, chiamate e perfino registrazioni del microfono, e lo usano anche gli Stati. Uno smartphone non deve essere usato in modo imprudente per diventare un bersaglio: basta che appartenga a qualcuno di interessante. I politici lo sono, e crediamo che non saranno l’ultimo gruppo a ricevere un avviso del genere.
Il nostro parere: «gli iPhone non prendono virus» è sempre stata una semplificazione da slogan pubblicitario. La piattaforma è robusta, ma robusta non significa immune, e una notifica di minaccia ci pare un’ammissione da parte di Apple che il rischio è reale. Chiariamo però che per ora nulla è confermato: l’avviso riguarda una possibile compromissione, non infezioni accertate.
Gli utenti comuni non devono farsi prendere dal panico, ma nemmeno stringersi nelle spalle
Gli spyware mirati di solito colpiscono poche persone, quindi statisticamente la maggior parte dei lettori non è la vittima designata. È un nostro ragionamento, non qualcosa che la documentazione quantifichi. Eppure le stesse fonti descrivono come arriva uno spyware: allegati di posta elettronica manipolati, link falsi, app di provenienza dubbia e, talvolta, falle in software obsoleto. Sono canali che non riguardano solo i politici.
La risposta sensata è quindi semplice ed economica:
- Installa subito gli aggiornamenti. Il software vecchio è una delle porte d’ingresso documentate, e chiuderla non ti costa nulla.
- Considera ostili link e allegati inattesi, anche se arrivano da una persona che conosci.
- Prendi sul serio qualsiasi notifica di minaccia di Apple e segui le istruzioni, invece di scartarla come phishing senza verificare.
- Valuta la modalità Isolamento se il tuo profilo lo richiede. Le fonti a nostra disposizione non la descrivono nel dettaglio, quindi non possiamo dire cosa blocchi. A nostro avviso giornalisti, attivisti e chiunque gestisca materiale sensibile dovrebbero darle un’occhiata, sapendo che impostazioni più rigide di solito tolgono un po’ di comodità.
Il verdetto
Non leggerlo come «gli iPhone non sono sicuri», ma come «nessuno smartphone è uno scudo impenetrabile». A nostro giudizio un allarme del produttore seguito da una rapida risposta ufficiale è il modello giusto, ma funziona solo se chi riceve l’avviso agisce di conseguenza. Tieni il telefono aggiornato, diffida di ciò che arriva nella tua casella di posta e, se fai qualcosa che ti rende un bersaglio, rafforza le difese prima che qualcun altro decida che ne valga la pena. Sapremo di più quando sarà chiarita l’origine di questa campagna e, fino ad allora, la prudenza costa meno del rimpianto.
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