iPhone ribalta il mito di Android: più controllo sul bloatware di quanto pensi
Un nuovo studio sorprendente rivela che gli iPhone offrono agli utenti un controllo molto maggiore sulle app preinstallate rispetto ai principali dispositivi Android, sfidando direttamente le percezioni di lunga data in tema di privacy.
Foto: Carlos Varela / Wikimedia Commons (CC BY 2.0)
Per anni, la narrazione è stata chiara: l'iPhone di Apple, con il suo ecosistema iOS strettamente controllato, rappresenta il “giardino recintato”, mentre i dispositivi Android sono il baluardo della libertà e dell'apertura per l'utente. Questa percezione ha spesso guidato i consumatori nella loro scelta, specialmente quelli che cercavano un maggiore controllo sulla loro esperienza digitale. Tuttavia, una nuova ricerca suggerisce che, quando si tratta del problema pervasivo delle applicazioni preinstallate (o bloatware), questa saggezza convenzionale potrebbe essere completamente ribaltata.
Un recente studio della società di cybersecurity Surfshark ha inserito un elemento significativo nella discussione, rivelando una verità sorprendente: gli utenti iPhone possono rimuovere una percentuale maggiore di app preinstallate dai loro dispositivi rispetto ai possessori di telefoni dei principali produttori Android come Samsung e Google. Questa scoperta non è solo un dettaglio tecnico; è un cambiamento fondamentale nella comprensione di quale piattaforma dia veramente agli utenti il potere di gestire ciò che è presente sul loro dispositivo, influenzando direttamente la privacy e l'igiene digitale.
L'illusione dell'apertura di Android
Il rapporto Surfshark, evidenziato da Mashable, indica un netto contrasto nel controllo. Mentre gli iPhone arrivano con un massimo di 50 app preinstallate, gli utenti nell'UE possono eliminarne ben 48, ovvero il 96%, lasciando come non eliminabili solo le app Telefono e Impostazioni. Negli Stati Uniti, la cifra rimane alta, con 44 app (l'88%) rimovibili. Questo livello di controllo dell'utente è notevole, considerando la reputazione di Apple per un sistema chiuso.
Al contrario, esaminiamo i principali attori Android. I dispositivi Samsung vengono spediti con ben 88 app preinstallate; tuttavia, solo 50 di esse, pari al 57%, sono state contrassegnate come sicure da rimuovere. I dispositivi Android di Google se la cavano ancora peggio, con solo 27 delle loro 71 app preinstallate (un misero 38%) contrassegnate come rimovibili. Questi dati dipingono un quadro chiaro: nonostante la sua reputazione di flessibilità, l'utente medio di Android potrebbe trovare il proprio dispositivo molto più ingombrante di software non eliminabile rispetto a un utente iPhone. Lo studio rileva inoltre che, mentre l'utente medio di smartphone installa tra le 60 e le 90 app, ne utilizza tipicamente solo circa 10 al giorno e 30 al mese, lasciando una parte significativa del software preinstallato come un bagaglio digitale inutilizzato.
Bloatware: una minaccia silenziosa alla privacy
Le app preinstallate non sono semplicemente un ingombro scomodo che occupa spazio; rappresentano un tangibile rischio per la privacy. A differenza delle app scaricate da un app store, il software preinstallato spesso beneficia di permessi elevati e può operare silenziosamente in background, raccogliendo dati personali senza il consenso esplicito dell'utente. Queste applicazioni possono aggirare i percorsi di revisione standard e possono esporre capacità che gli utenti non si aspettano, ampliando di fatto la superficie di attacco di un dispositivo e riducendo la capacità di un utente di imporre la privacy. Ciò significa che il problema si estende ben oltre il semplice consumo di spazio di archiviazione.
Lo studio Surfshark ha approfondito i tipi di dati raccolti da queste applicazioni preinstallate. Le app Apple hanno raccolto in media 8 tipi di dati per app preinstallata, inclusi dati di localizzazione e comportamentali. Tuttavia, i dispositivi Google e Samsung hanno mostrato una media più alta, con le loro app preinstallate che raccoglievano circa 13 tipi di dati ciascuna. Alcune app erano particolarmente eclatanti: Apple Music e l'app Apple Store hanno raccolto rispettivamente 17 e 18 tipi di dati. Sui dispositivi Google, Google Gemini e l'app Google hanno elencato 29 tipi di dati ciascuna. Forse la cosa più preoccupante, il set di dati Samsung includeva Facebook e Instagram, che hanno dichiarato un impressionante 37 su 38 tipi di dati, rendendoli i peggiori trasgressori nel rapporto.
Come ha dichiarato il Chief Security Officer di Surfshark, Tomas Stamulis,
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